Quando più persone o imprese vogliono produrre energia rinnovabile e valorizzarla attraverso l’autoconsumo diffuso, la prima idea è spesso quella di creare una Comunità Energetica Rinnovabile. Non sempre, però, è la configurazione più adatta.
Per capire la differenza tra autoconsumo collettivo e comunità energetiche conviene partire da elementi molto concreti: quali POD devono partecipare, a chi sono intestati, dove si trovano rispetto alla rete elettrica e in quali orari viene consumata l’energia.
Nel gruppo di autoconsumatori, i punti di connessione dei clienti finali devono essere riferiti allo stesso edificio o condominio. Una CER permette invece di coinvolgere membri con utenze collocate in edifici differenti, nel rispetto del perimetro elettrico previsto per la singola configurazione. Cambia anche la governance: il gruppo può essere regolato attraverso un accordo di diritto privato, mentre la CER deve essere costituita come soggetto giuridico autonomo.
Per un’impresa, un condominio o un insieme di PMI, quindi, la domanda utile non è semplicemente “possiamo creare una CER?”. È piuttosto: quale configurazione corrisponde realmente ai nostri punti di connessione, ai soggetti coinvolti e al modo in cui utilizziamo l’energia?
Autoconsumo collettivo e CER partono dallo stesso principio ma hanno perimetri diversi
I gruppi di autoconsumatori e le Comunità Energetiche Rinnovabili rientrano nel sistema dell’autoconsumo diffuso.
In entrambi i casi produzione e consumi vengono messi in relazione utilizzando la rete elettrica esistente e i dati misurati sui punti appartenenti alla configurazione. Non bisogna quindi immaginare necessariamente una rete privata che trasferisce fisicamente l’energia prodotta dall’impianto ai singoli partecipanti.
La differenza emerge soprattutto osservando la posizione delle utenze, la natura dei soggetti coinvolti e la struttura organizzativa necessaria.
Cos’è l’autoconsumo collettivo
Con autoconsumo collettivo si fa normalmente riferimento al Gruppo di Autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente.
La caratteristica decisiva riguarda i clienti finali che partecipano al gruppo: i loro punti di connessione devono essere ubicati nell’area riferita allo stesso edificio o condominio.
Il caso più immediato è quello di un condominio nel quale più utenti partecipano a una configurazione alimentata, per esempio, da un impianto fotovoltaico. Il modello non riguarda però soltanto le abitazioni: può trovare applicazione anche in contesti commerciali e industriali che rispettano i requisiti previsti.
Un centro commerciale con più utenze, per esempio, presenta una situazione molto diversa rispetto a un insieme di imprese distribuite in capannoni indipendenti. Prima ancora di guardare alla tecnologia installabile, bisogna capire come sono organizzati i punti di connessione.
L’impianto non deve necessariamente trovarsi sul tetto dell’edificio
Uno degli equivoci più frequenti consiste nell’identificare l’autoconsumo collettivo esclusivamente con un impianto fotovoltaico installato sul tetto del condominio.
È uno scenario possibile, ma non esaurisce il modello.
Il requisito dello stesso edificio o condominio riguarda i punti di connessione dei clienti finali. Gli impianti di produzione possono invece essere ubicati anche presso altri siti nella piena disponibilità di uno o più autoconsumatori, nel rispetto degli ulteriori requisiti previsti per la configurazione.
Tra questi rientra il perimetro della medesima cabina primaria. La posizione dell’impianto va quindi valutata insieme a quella dei POD coinvolti e alla struttura della rete elettrica.
Cos’è una Comunità Energetica Rinnovabile
Una Comunità Energetica Rinnovabile è un soggetto giuridico autonomo basato sulla partecipazione aperta e volontaria e orientato principalmente a fornire benefici ambientali, economici o sociali ai propri membri o alle aree locali in cui opera.
A differenza del gruppo di autoconsumatori, consente di coinvolgere membri i cui punti di connessione non appartengono necessariamente allo stesso edificio o condominio.
Possono quindi partecipare, nel rispetto dei requisiti previsti, soggetti differenti come cittadini, PMI, enti territoriali e altri soggetti ammessi, anche con utenze collocate in edifici diversi.
Questo non significa che, ai fini dell’autoconsumo diffuso, la condivisione possa avvenire senza limiti territoriali. I punti appartenenti alla singola configurazione devono rispettare il perimetro dell’area sottesa alla medesima cabina primaria.
Le principali differenze tra autoconsumo collettivo e CER
| Caratteristica | Gruppo di autoconsumatori | Comunità Energetica Rinnovabile |
|---|---|---|
| Posizione dei clienti finali | Stesso edificio o condominio | Possono trovarsi in edifici differenti |
| Cabina primaria | Il perimetro previsto deve essere rispettato | I punti della singola configurazione devono rispettare il relativo perimetro |
| Soggetto giuridico autonomo | Non richiesto | Richiesto |
| Rapporto tra partecipanti | Accordo di diritto privato secondo i requisiti previsti | Atto costitutivo e statuto conformi ai requisiti della CER |
| Grande impresa come membro | Può essere ammessa alle condizioni previste | Non può essere membro della CER |
| Scenario tipico | Condominio o edificio con più utenze | Più soggetti con utenze distribuite nel territorio compatibile |
Una grande impresa non può entrare in una CER come una PMI
Per un progetto aziendale la natura dei partecipanti deve essere verificata prima di scegliere la configurazione.
Una grande impresa non può essere socio o membro di una Comunità Energetica Rinnovabile. Può tuttavia assumere, quando ricorrono le condizioni previste, altri ruoli, come quello di produttore terzo rispetto alla CER.
La situazione è diversa per un gruppo di autoconsumatori: una grande impresa può parteciparvi purché siano rispettati i requisiti della configurazione e la produzione e lo scambio di energia elettrica non costituiscano la sua attività commerciale o professionale principale.
Esiste inoltre un’altra configurazione da considerare quando il progetto riguarda una sola azienda: l’autoconsumatore individuale a distanza.
È uno dei motivi per cui partire automaticamente dall’idea di costituire una CER può portare nella direzione sbagliata. Prima vengono i soggetti e i punti di consumo e produzione che si vogliono mettere in relazione.
CACER e CER non sono sinonimi
Un’altra fonte di confusione è la sigla CACER, che indica le Configurazioni di Autoconsumo per la Condivisione dell’Energia Rinnovabile.
Non è un altro modo per chiamare esclusivamente le Comunità Energetiche Rinnovabili. Le CER rappresentano una delle configurazioni comprese in questo sistema.
Il rapporto può essere sintetizzato così:
CACER → insieme delle configurazioni
CER → Comunità Energetica Rinnovabile
Gruppo di autoconsumatori → configurazione distinta dalla CER
Autoconsumatore individuale a distanza → ulteriore configurazione
Chiedersi quale sia la differenza tra “CACER e CER” come se fossero due alternative equivalenti è quindi improprio: una CER rientra nel sistema delle CACER.
Prima della CER bisogna guardare POD, soggetti e cabina primaria
La scelta diventa più semplice se si smette per un momento di ragionare per sigle e si parte dalla situazione reale.
| Domanda da fare | Cosa indica la risposta | Configurazione da approfondire |
|---|---|---|
| I POD dei clienti finali appartengono allo stesso edificio o condominio? | Esistono le condizioni territoriali di base per approfondire l’autoconsumo collettivo | Gruppo di autoconsumatori |
| I partecipanti sono soggetti differenti situati in edifici diversi ma compatibili con il perimetro della stessa cabina primaria? | Si possono verificare gli ulteriori requisiti per una comunità | CER |
| I punti appartengono allo stesso cliente finale? | Potrebbe non essere necessario creare una comunità | Autoconsumatore individuale a distanza |
| Tra i soggetti che dovrebbero diventare membri c’è una grande impresa? | La grande impresa non può assumere il ruolo di membro della CER | Valutare configurazione o ruolo alternativo |
| Produzione e prelievi coincidono nelle stesse ore? | Il profilo può favorire una maggiore quantità di energia autoconsumata | Analisi dei profili e dimensionamento |
La tabella non sostituisce la verifica tecnica e normativa del progetto. In questa fase diventa importante affiancare alla valutazione energetica anche la verifica dei requisiti per incentivi e agevolazioni energetiche, perché configurazione, caratteristiche dei soggetti e impianti determinano quali strumenti possano essere effettivamente utilizzati.
La cabina primaria conta più della distanza in chilometri
Due aziende possono trovarsi a breve distanza senza appartenere automaticamente alla stessa area di cabina primaria. Allo stesso modo, punti situati in Comuni differenti possono risultare compatibili dal punto di vista del perimetro elettrico.
Una normale mappa geografica, quindi, non basta.
Il GSE mette a disposizione una mappa interattiva delle aree convenzionali afferenti alle cabine primarie, che permette di verificare il codice dell’area associato a una determinata posizione.
È un controllo da anticipare. Costruire prima il gruppo dei potenziali partecipanti e verificare soltanto in seguito i rispettivi POD può obbligare a rivedere il progetto.
Due configurazioni con la stessa produzione possono autoconsumare quantità molto diverse
Superata la verifica dei requisiti, entra in gioco un’altra variabile: la contemporaneità tra produzione e prelievi.
Ai fini dell’autoconsumo diffuso, il GSE determina l’energia autoconsumata su base oraria considerando, secondo le regole applicabili, il valore minimo tra l’energia elettrica immessa e quella prelevata nell’ambito della configurazione.
Una simulazione aiuta a vedere l’effetto. I valori seguenti sono puramente esemplificativi e non rappresentano un caso reale Eccum.
| Scenario | Energia immessa nell’ora | Prelievi nell’ora | Energia autoconsumata |
|---|---|---|---|
| A – consumi elevati durante la produzione | 100 kWh | 90 kWh | 90 kWh |
| B – consumi ridotti durante la produzione | 100 kWh | 35 kWh | 35 kWh |
La produzione nell’ora è identica. Nel primo scenario, però, i partecipanti stanno prelevando 90 kWh mentre l’impianto produce; nel secondo ne prelevano soltanto 35.
La domanda progettuale diventa allora più precisa: non soltanto quanto produrrà l’impianto, ma quando produrrà e quanta domanda energetica troverà nelle stesse ore.
Un impianto più grande non significa automaticamente più energia autoconsumata
Se nelle ore di maggiore produzione i partecipanti hanno prelievi limitati, aumentare la potenza dell’impianto può incrementare l’energia prodotta senza far crescere nella stessa proporzione quella autoconsumata all’interno della configurazione.
È qui che i profili orari dei POD diventano parte del dimensionamento. L’analisi dei consumi energetici aziendali permette di ricostruire come viene utilizzata l’energia e di valutare su questa base la fattibilità e il dimensionamento degli interventi.
Una configurazione composta prevalentemente da imprese operative durante il giorno può avere una sovrapposizione tra produzione fotovoltaica e consumi molto diversa rispetto a una configurazione nella quale buona parte dei prelievi avviene la sera.
Due progetti con impianti simili possono quindi produrre risultati differenti perché cambia la relazione temporale tra produzione e domanda.
La contemporaneità può cambiare anche il risultato economico
La differenza tra 90 e 35 kWh autoconsumati non è soltanto energetica. Cambia anche la quantità di energia sulla quale possono essere applicati i meccanismi economici previsti per la specifica configurazione.
Per isolare questo effetto, possiamo applicare ai due scenari precedenti un valore puramente ipotetico di 0,10 €/kWh. Non rappresenta una tariffa incentivante, un corrispettivo GSE o una previsione economica: serve esclusivamente a mostrare matematicamente l’effetto della diversa quantità di energia autoconsumata.
| Scenario | Energia autoconsumata | Valore ipotetico applicato | Risultato esemplificativo |
|---|---|---|---|
| A | 90 kWh | 0,10 €/kWh | 9,00 € |
| B | 35 kWh | 0,10 €/kWh | 3,50 € |
A parità del valore ipotizzato, il risultato cambia semplicemente perché cambia l’energia autoconsumata. Trasferito su molte ore e sull’intera vita di un progetto, questo spiega perché una valutazione economica non dovrebbe essere costruita sulla sola produzione annua attesa dell’impianto.
Per stimare un progetto reale occorre naturalmente utilizzare i meccanismi economici effettivamente applicabili, le condizioni previste dal GSE e i dati energetici della configurazione.
Lo stesso soggetto può avere più POD senza inserirli tutti nella stessa configurazione
Quando un’impresa possiede più sedi, la logica diventa ancora più interessante.
Una singola utenza di consumo o un singolo impianto non può appartenere contemporaneamente a più configurazioni di autoconsumo diffuso. Lo stesso soggetto può però partecipare a configurazioni differenti attraverso punti di connessione o impianti distinti.
Non è quindi sempre necessario cercare di ricondurre tutte le sedi aziendali a un’unica soluzione.
Se alcuni POD ricadono in aree di cabina primaria differenti, oppure presentano caratteristiche incompatibili con il progetto ipotizzato, può essere necessario ragionare su configurazioni separate.
Per un’azienda multisede, avere fin dall’inizio l’elenco dei POD e la loro localizzazione può quindi cambiare completamente l’impostazione del progetto.
Una CER può essere più ampia della singola configurazione energetica
Anche il rapporto tra CER e cabina primaria richiede una distinzione.
La Comunità Energetica Rinnovabile è il soggetto giuridico. Può avere un’estensione organizzativa più ampia rispetto alla singola area sottesa a una cabina primaria.
Ai fini dell’accesso al servizio per l’autoconsumo diffuso, però, all’interno della CER possono essere individuate configurazioni differenti riferite alle rispettive aree di cabina primaria.
Una comunità con membri distribuiti su un territorio ampio, quindi, non equivale necessariamente a un’unica configurazione energetica nella quale tutti i prelievi e tutte le immissioni vengono sommati insieme.
La CER come soggetto e la singola configurazione utilizzata per il calcolo dell’autoconsumo diffuso sono due livelli da distinguere.
Tre situazioni mostrano perché non bisogna partire dalla CER
Più utenze nello stesso condominio
Alcuni clienti finali dello stesso condominio vogliono partecipare a un progetto alimentato da energia rinnovabile.
La prima configurazione da approfondire è il gruppo di autoconsumatori. La presenza di più partecipanti non rende automaticamente necessaria la costituzione di una CER.
Più PMI in edifici differenti
Diverse piccole e medie imprese vogliono partecipare allo stesso progetto ma occupano immobili distinti.
Il requisito dello stesso edificio o condominio non permette di ricondurre automaticamente la situazione al gruppo di autoconsumatori. Se i soggetti possiedono i requisiti previsti e i POD interessati risultano compatibili con il perimetro della stessa cabina primaria, una CER può diventare la configurazione da approfondire.
Un’impresa con più sedi
Una sola società dispone di più punti di consumo e vuole mettere in relazione la propria produzione rinnovabile con le proprie utenze.
Se non esiste l’esigenza di creare una comunità tra soggetti differenti, prima di costituire una CER ha senso verificare la possibilità di utilizzare una configurazione di autoconsumo individuale a distanza.
Tre progetti accomunati dall’obiettivo di valorizzare energia rinnovabile possono quindi richiedere tre strutture completamente diverse.
L’errore da evitare è dimensionare l’impianto prima della configurazione
Immaginare prima la potenza dell’impianto e controllare soltanto dopo POD, partecipanti e profili di consumo significa procedere al contrario.
Il percorso più utile può essere sintetizzato così:
POD → soggetti → cabina primaria → profili di consumo → configurazione → dimensionamento.
Prima si individuano i punti di connessione e i relativi intestatari. Poi si verifica il perimetro elettrico e si determina quale configurazione sia compatibile. Una valutazione dei consumi energetici dell’azienda permette quindi di mettere questi elementi in relazione con il profilo reale dei prelievi e con gli interventi da prendere in considerazione.
Solo a quel punto il dimensionamento dell’impianto acquista un significato energetico ed economico più concreto.
Per un condominio il risultato può essere un gruppo di autoconsumatori. Per più PMI distribuite in edifici differenti può emergere una CER. Per una singola impresa con più punti di consumo può essere più pertinente l’autoconsumo individuale a distanza.
La differenza tra autoconsumo collettivo e comunità energetiche diventa così una conseguenza dell’analisi, non il suo punto di partenza.
Non si parte chiedendo quale configurazione si vuole creare. Si parte dai soggetti, dai POD e dai consumi per capire quale configurazione abbia realmente senso progettare.
